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Au Pair nel Regno Unito: regole e requisiti dopo la Brexit

07 ottobre 2026

Au Pair nel Regno Unito: regole e requisiti dopo la Brexit

Se cerchi i requisiti per fare l'au pair nel Regno Unito, la risposta onesta è questa: da cittadino italiano, oggi, non esiste un visto au pair. Dopo la Brexit (1° gennaio 2021) il governo britannico non prevede più alcuna via d'ingresso dedicata, e chi arriva come turista non può lavorare in una famiglia, nemmeno in cambio di vitto e alloggio. Vediamo cosa dicono le regole, chi può davvero farlo e cosa potrebbe cambiare.

Si può fare l'au pair nel Regno Unito se sei italiana o italiano?

Dipende dal tuo status. Il Regno Unito non riconosce l'au pair come categoria di immigrazione a sé: per lavorare in una famiglia ti serve un diritto di soggiorno che ti consenta di lavorare. Le situazioni sono tre:

  • Hai il Settled o Pre-settled Status (EU Settlement Scheme): puoi lavorare liberamente, quindi anche come au pair. Ma il programma si è chiuso per chi non risiedeva nel Regno Unito entro il 31 dicembre 2020, quindi non è una strada nuova.
  • Hai la cittadinanza britannica o irlandese: nessuna restrizione.
  • Sei cittadina o cittadino italiano senza nessuno di questi status: oggi non hai un canale legale per fare l'au pair.

Perché non basta andare come turista

Dal 2 aprile 2025 i cittadini italiani devono richiedere online l'ETA (Electronic Travel Authorisation) prima di partire. Costa £20 secondo il sito ufficiale del governo britannico e vale fino a 6 mesi per ogni soggiorno. Ma è un'autorizzazione di viaggio, non un permesso di lavoro: con l'ETA non puoi svolgere lavoro retribuito né non retribuito per una famiglia o un'azienda nel Regno Unito.

La stessa regola vale per il Standard Visitor visa: per qualsiasi altra attività, pagata o no, serve un visto di lavoro. Fare l'au pair "in nero" con un ETA significa lavorare senza autorizzazione: rischi il respingimento alla frontiera, l'espulsione e difficoltà per i tuoi ingressi futuri. Anche la famiglia che ti ospita rischia sanzioni.

Il Youth Mobility Scheme: la via oggi aperta, ma non per l'Italia

L'unica strada formale che oggi permette di fare l'au pair è lo Youth Mobility Scheme, che consente di vivere e lavorare nel Regno Unito fino a 24 mesi. Il problema è che è riservato a un elenco ristretto di paesi: Australia, Canada, Nuova Zelanda e Corea del Sud (età 18–35); Andorra, Islanda, Giappone, Monaco, San Marino e Uruguay (età 18–30); Hong Kong e Taiwan con estrazione a sorte. L'Italia non è inclusa.

Chi ne ha diritto paga una domanda da £340, la tassa sanitaria (circa £776 all'anno) e deve dimostrare di avere almeno £2.530 sul conto. Con questo visto, l'attività di au pair è consentita purché siano rispettate le norme sul lavoro, compreso il salario minimo.

Cosa potrebbe cambiare: l'accordo UE-Regno Unito

Il 19 maggio 2025 Regno Unito e Unione Europea hanno annunciato un accordo di principio per un nuovo Youth Experience Scheme reciproco, che nelle intenzioni includerebbe lavoro, studio, volontariato, viaggio e anche au pairing. Ad oggi però, secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili (settembre 2026), lo schema non è aperto: non ci sono moduli, costi, durata, limite di età né quote definitive, e le trattative sul numero di posti sono ancora in corso. Un'età di 18–30 anni è stata proposta, ma non confermata.

Attenzione alle truffe: nessuno può "prenotarti un posto" o garantirti un accesso anticipato. Se qualcuno ti chiede soldi per farlo, diffida.

Se i tuoi requisiti fossero in regola: le condizioni di prassi

Non esiste per legge un contratto standard come in Germania o in Francia: le condizioni sono fissate da accordi tra famiglia e au pair e da raccomandazioni delle agenzie. Come riferimento, i portali di settore indicano:

  • Orario: in genere circa 30 ore a settimana, babysitting compreso.
  • Riposo: almeno un giorno libero a settimana e almeno una domenica al mese.
  • Ferie: almeno 4 settimane ogni 12 mesi.
  • Durata: di solito 12 mesi, estendibili a 24, con circa due settimane di preavviso.
  • Corso di lingua: consigliato, ma spesso a carico dell'au pair se la famiglia non decide di contribuire.
  • Paghetta: non c'è una cifra ufficiale. Le fonti riportano valori diversi (da circa £70–85 a settimana fino a importi più alti per più ore), e per chi ha un diritto di lavoro può valere il salario minimo nazionale. Chiedi sempre cifra e ore per iscritto.

Sono indicazioni di mercato, non obblighi di legge uniformi: valgono fino a prova contraria solo se le trovi nel contratto che firmi.

In sintesi

  • Visto au pair UK per italiani: non esiste.
  • ETA (£20, fino a 6 mesi): serve per entrare, ma non permette di lavorare, nemmeno senza compenso.
  • Youth Mobility Scheme: consente l'au pair, ma l'Italia non è tra i paesi ammessi.
  • Settled o Pre-settled Status: è l'unico caso in cui un cittadino italiano può già lavorare come au pair.
  • Youth Experience Scheme UE-UK: annunciato, non ancora operativo.

Come riconoscere una proposta da evitare

Se una famiglia o un'agenzia ti dice "vieni come turista, poi sistemiamo", o ti chiede una commissione per un visto che non esiste, è un campanello d'allarme. Lo stesso vale se manca un accordo scritto con orari, giorni liberi e paghetta, o se ti si chiedono molte più ore di quelle concordate. Se vuoi un'esperienza regolare all'estero adesso, valuta i paesi europei che prevedono un quadro normativo per gli au pair.

Le informazioni di questo articolo sono aggiornate a ottobre 2026 e non costituiscono consulenza legale. Visti, tasse e requisiti cambiano spesso: prima di partire verifica sempre sul sito del governo britannico (gov.uk), sulle pagine ETA e Youth Mobility Scheme, e sul portale Viaggiare Sicuri del Ministero degli Esteri.